giovedì 9 gennaio 2020

A volte i sogni si avverano, devi crederci di più forte che puoi

A volte i sogni si avverano, devi crederci di più forte che puoi

giovedì 9 gennaio 2020



Ho imparato ad usare la macchina da cucire che ero solo una bambina. Mi madre, dopo il lavoro, spesso realizzava vestiti per lei e per me. Ricordo che ogni tanto l'accompagnavo al negozio delle stoffe, potevamo restare li per ore a scegliere i tessuti giusti.

Mi racconta spesso di quanto fosse felice che ero nata femmina, perché adorava cucire vestiti da farmi indossare. Peccato che io non ero della stessa opinione, quando mi metteva vestiti e gonnelline rosa, io che non sapevo ancora camminare, cercavo di togliermeli finché non mi cambiava con dei pantaloncini e solo allora mi tranquillizzavo.

Ancora oggi sorrido ascoltando questa storia, sono cresciuta ma detesto sempre le gonne e i vestiti.

Sorrido pensando che grazie alla passione di mia mamma, ho imparato a creare da un semplice pezzo di stoffa qualcosa di unico e personale.
Abbiamo usato per anni la stessa macchina da cucire, una Singer degli anni settanta, ingiallita dal tempo ma che ancora funziona benissimo. Con il passare degli anni, mamma ha iniziato a cucire sempre meno e la vecchia Singer è passata a me.

Ora è ferma in un angolo come sostituta perché al suo posto, dopo una Necchi con cui non sono mai riuscita ad andare d'accordo, ho deciso di acquistare una macchina da cucire industriale. E così è arrivata la Juki.

L'avevo puntata da qualche anno, vista da altre artigiane e chiedendo consigli al mio maestro di cucito ho iniziato a fantasticare. E si, frequento un corso di cucito che sono ormai un paio di anni, perché saper cucire da autodidatta è un conto, saper cucire perché hai un sarto professionista che ti spiega le cose è un'altro mondo.

Ho scelto di investire nelle mie capacità e non potevo continuare ad usare una normale macchina da cucire. Dopo anni, mi sono sentita stanca di cucire borse e pochette, che adoro sempre tantissimo ma avevo bisogno di cambiare. Pensavo di non essere pronta, volevo finire il corso di cucito prima di iniziare ma erano tutte scuse perché avevo paura.

In passato avevo già cucito per me, giacche, vestiti, pantaloni ma cucire per qualcun altro è diverso e mi spaventava a morte. In oltre, con la Necchi il risultato era discreto e se volevo qualcosa in più, avrei dovuto fare dei sacrifici.
Avevo accantonato dei soldi per una cucina nuova ma una mattina di Settembre mi sono svegliata con la sensazione giusta e ho deciso che era il momento.

Cucire con la Juki è stato come accendere una luce, lo capisci subito che è ad un altro livello e questo mi ha dato sicurezza, non combatte fino alla fine la paura di sbagliare ma mi fa stare tranquilla.
Dopo quasi 6 mesi di utilizzo, continuo a chiedermi come facevo prima a cucire con la altre che tengo ancora come scorta o per altri punti che mi posso servire.
Credevo fosse una follia investire così tanto in una macchina che alla fine fa solo una cosa, fa solo una cucitura dritta ma la prima volta che mi sono seduta, ho infilato il filo, sistemato la stoffa e ho iniziato a cucire, da quel momento, non posso più farne a meno.

La mia Juki, il mio amore, mi fa sentire le farfalle nello stomaco e rafforza ogni giorno la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta. Ci sarà tempo per la nuova cucina, io intanto continuo a cucire.

Nicoletta
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giovedì 2 gennaio 2020

Obbiettivi, organizzazione e le patch W.O.T.Y. 2020

Obbiettivi, organizzazione e le patch W.O.T.Y. 2020

giovedì 2 gennaio 2020


Per tanti anni ho iniziato il mese di Gennaio facendo una lista di cose che avrei voluto fare. Avrei voluto, perché alla fine di quelle scritte ne realizzavo sempre la metà o ancora meno.
Sai, gli imprevisti, la vita di corsa erano le classiche scuse che mi ripetevo a Dicembre quando mi rendevo conto di non aver concluso granché.
Qualche anno fa, mi ero iscritta alla NewsLetter di Gioia Gottini, coltivatrice di successi. Parlava della parola dell'anno, di come trovarla e di usarla.
Così, da quell'anno, invece di fare la solita lista cerco la mia parola, quella che mi guiderà come un faro per i prossimi dodici mesi.

Dalla mia esperienza però, posso dire che la parola dell'anno non basta, serve focalizzazione e organizzazione.
Gli obbiettivi non si raggiungono perché li abbiamo scritti su una lista in modo carino e no, non è la parola dell'anno che li fa realizzare da soli, lei serve come ispirazione, a non farci perdere la concentrazione nel corso dei mesi.

Stabilisci gli obbiettivi e chiediti cosa dovrai fare per raggiungerli. Scrivi queste azioni in agenda o sul Bullet Journal e distribuiscile per i mesi dell'anno. Questo è avere un piano!



Io di natura mi distraggo facile, tendo a dimenticare i buoni propositi e ha perdere focus in fretta ma non volevo più arrivare a Dicembre e sentirmi scoraggiata per non aver spuntato in agenda gli obbiettivi di Gennaio. Qui interviene la parola dell'anno, che ormai nel web viene chiamata semplicemente WOTY (word of the year).

Nel web si trovano corsi gratuiti e a pagamento per la sua ricerca, c'è chi usa un metodo e chi va a sensazioni e chi si affida al caso.

Per la mia esperienza, la parola dell'anno a molto a che fare con due domande:

Come voglio sentirmi in questo anno?
Cosa mi serve per farlo accadere?




 La Patch W.O.T.Y. 2020 è ricamata a mano, la puoi usare come una spilla, una toppa o la puoi appendere in modo da averla sempre sotto gli occhi.
I tempi di realizzazione variano a seconda della parola e delle varie modifiche che richiedete.

Non hai ancora capito il perché ti serva una parola come guida per il tuo anno?
Ricorda che non devi averla per forza ma se la cosa ti incuriosisce, leggi il post di Ilaria Ruggeri.
Se vuoi richiedere la tua WOTY 2020 clicca qui.

Nicoletta
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