Miss Wonder Rain, Black is never enough

Brand indipendente di Cucito per tutti gli amanti del Black. Creo borse e accessori in finta pelle,
stoffe scure, teschi, borchie e materiali made in Italy. Amo i colori ma il nero vince spesso!

Abbraccia la tua diversità, apprezza le tue stranezze invece di adattarti a ciò che ti circonda. Troverai potere e libertà semplicemente essendo te stessa.

lunedì 20 aprile 2020

Fashion Revolution Week 2020 - Who made my clothes?

Fashion Revolution Week 2020 - Who made my clothes?

lunedì 20 aprile 2020

Sono passati almeno tre anni da quando ho sentito parlare della Fashion Revolution Week e nonostante abbia incontrato moltissime persone che la conoscevano da tempo, ne ho incontrate tante altre che non avevano la minima idea di cosa sia e a cosa serva.

Ecco perché continuo a parlarne, anche se ho già scritto qui e qui su questa iniziativa che mi sta in mezzo al cuore, penso penso non sia mai abbastanza e in questo modo posso diffondere il messaggio.


L'inizio di tutto è stato con un avvenimento tragico nel 2013 in Bangladesh, il crollo del Rana Plaza, un edificio dove lavoravano persone in condizioni terribili e livelli di sicurezza inesistenti. Più di mille persone morte.

Persone che lavoravano per alcuni dei più grandi marchi di moda, persone che avevano denunciato la loro situazione ma erano state ignorate.

Questa è stata la scintilla che ha gettato luce sulla condizione lavorativa di chi produce abbigliamento per il mercato del Fast Fashion. Quasi sempre in paesi poveri dove i diritti umani sono praticamente inesistenti.
Insieme a questa tragica condizione, si è iniziato a parlare anche dell'impatto ambientale, ovviamente in negativo causato dell'industri del Fast Fashion.

Compriamo e buttiamo indumenti nel giro di pochissimo tempo, per la scarsa qualità dei materiali o semplicemente perché è così che siamo abituati, ad avere sempre qualcosa di nuovo.
Si genera una quantità di rifiuti immensa, senza pensare che i tessuti vengono stampati e colorati con sostanze chimiche che contribuiscono all'inquinamento.


Quindi il mio Shopping contribuisce all'inquinamento? Non solo, contribuisce e sostiene le condizioni di lavoro disumane di quelle persone che non vediamo, non conosciamo ma esistono!


Ma cosa posso fare io?
Tu, io, noi, possiamo fare la differenza, abbiamo il potere di acquistare e di scegliere!
Quando spendi i tuoi soldi, sta facendo una scelta.
Lo so, all'inizio è difficile capire come sia possibile che comprando quella maglietta io possa alimentare tutto questo. E' un cambio di approccio che si ottiene con il tempo, diventando più consapevoli e informandoci meglio.

La Fashion Revolution ci informa, ci invita a fare delle scelte, ci fa vedere cosa c'è dietro e spesso è qualcosa che non ci piace ma c'è e la cosa bella è che possiamo fare qualcosa di concreto noi, con le nostre scelte.

In questa settimana di Aprile, posta una foto con un indumento indossato al rovescio, usa l'hashtag #WhatsInMyClothes per sensibilizzare l'opinione pubblica ma soprattutto quei Brand che producono ancora a spese dei più poveri, sfruttando il loro bisogno di sopravvivenza.



So come ti senti se è la prima volta che leggi un post su questa situazione, perché mi ci sono sentita anche io. Cercavo delle giustificazioni, il fatto a mano per me è troppo costoso e non ho alternativa che continuare ad acquistare maglie scadenti a prezzi bassi.
Siamo circondati da una società che ci porta verso un'unica direzione, siamo cresciute con l'idea che pagare il meno possibile un indumento sia un affare e non ci facciamo domande.
La verità non è che da un giorno all'altro ho cambiato idea e non sono più succube del Fast Fashion, no, non è così che funziona. E' un percorso, dove farsi domande è solo la punta dell'icebarg.

Sei sicura che i prezzi del fatto a mano siano troppo alti o magari la verità è che i prezzi delle multinazionali sono troppo bassi??
E come fanno ad essere così più bassi rispetto a agli altri?

Di nuovo giustificazioni, perché io, da sola non posso mica cambiare il mondo?!
Forse è vero, ma sei sicura di voler continuare a sostenere questo sistema? Quei Brand che sfruttano le persone per farti pagare meno a spese degli altri?

E' un tema delicato, complesso, non si cambiano le proprie abitudini dall'oggi al domani ma non per questo dobbiamo continuare in questo modo.
Ecco, in sintesi sono questi i ragionamenti che ho iniziato a fare.

Non posso dire di aver smesso completamente, al 100% di acquistare vestiti, oggetti o altro solo perché costano poco, è una di quelle abitudini dure a morire ma almeno sono consapevole.
Quando non mi faccio trasportare dall'acquisto compulsivo, cerco di acquistare solo ciò che realmente mi serve. Possibilmente di qualità così che duri a lungo.
Scegliendo il fatto a mano ogni volta che posso, perché questa è la realtà che voglio sostenere e di cui voglio far parte.

Già da un pò ho smesso di acquistare stoffe che non rispettavano la mia idea di eticamente sostenibili. Ho scelto altri fornitori, ho avuto spese più alte ma più alta è stata anche la soddisfazione di contribuire con le mie scelte alla possibilità di migliorare il mondo in cui vivo.

Anche per queste ragioni, ho deciso di iniziare a creare abbigliamento.
Per quelle come noi, che amano il nero, uno stile un pò goth, rock e dark non è semplice trovare maglie e vestiti hand made in Italy. Il mercato del fatto a mano in Italia è ricco di artigiane fantastiche, bravissime ma usano troppi colori e fantasie di fiori, che mi piacciono ma che non indosserei neanche sotto tortura!

Diciamo anche che anni fa, ho avuto una terribile esperienza lavorativa, assolutamente non paragonabile a quella del Rana Plaza ma simile e questa situazione la vivo in un modo molto particolare.

La Fashion Revolution ti chiede di farti domande, di essere consapevole delle tue scelte e di far arrivare il suo messaggio a più persone possibili.

Compra meno, scegli meglio e fa che duri a lungo. E se lo dice Vivienne!!



Con questo post non avevo intenzione di ammorbarti o mandarti in crisi, solo farti riflettere.
Il manifesto qui sopra lo puoi salvare, stampare e appendere perché non si diventa consapevoli in un giorno, serve tempo.

Vuoi saperne di più? Iscriviti alla NewsLetter, in regalo una mini guida che ti aiuterà ad avere un armadio più etico, nel rispetto dell'ambiente e che ti somigli di più.


A presto,
Nicoletta
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venerdì 3 aprile 2020

Mai più niente da mettere, guida al Capsule Wardrobe

Mai più niente da mettere, guida al Capsule Wardrobe

venerdì 3 aprile 2020


Capsule Wardrobe, ne avrai sicuramente sentito parlare, è un termine ormai di uso comune ma sai da dove viene, chi lo ha inventato e cosa significa? Io non lo sapevo, così in questo momento in cui il tempo non manca, ho fatto una ricerca da cui è nata una mini guida in tre step per avere un armadio perfetto.
 Iniziamo dalla storia, il Capsule Wardrobe è un metodo per organizzare l'armadio, creato da Susie Faux anni 70. Susie aveva una boutique chiamata Wardrobe e la sua idea è quella di avere pochi capi che possono essere miscelati tra loro per risparmiare tempo ogni volta che dobbiamo vestirci.
Dopo di lei, la designer Donna Karan, nel 1985 ha creato una collezione di vestiti da lavoro interscambiabili che ha chiamato Seven Easy Pieseces. 7 pezzi per vestirsi senza stress prima di andare a lavoro. (Fonte: wikipedia)

Perché devo avere un Capsule Wardrobe?

 Pensa al sollievo che proverai quando aprendo l'armadio avrai i TUOI vestiti ben organizzati, pensa al risparmio di tempo per creare un look che ti faccia stare bene e alla soddisfazione di uscire di casa pronta per ogni occasione.
 Hai mai pensato al potere che hanno i tuoi vestiti? Possono farti sentire una Wonder Woman o semplicemente una tizia. Comunicano agli altri chi sei, è un pò il tuo biglietto da visita.
L'aspetto esteriore è la prima cosa che tutti notano ma in questo caso non c'entra essere bella o brutta per gli altri, è più un mi sento bene con me stessa e sono a mio agio in qualunque situazione. Non trovi?
Avere un armadio perfetto può essere utile ma non è un obbligo,  puoi anche solo prendere qualche consiglio quà e là senza seguire alla lettera tutti gli step, quello che più conta è che alla fine tu non debba più avere la paura di non avere niente da mettere.
 Il primo step è il più difficile, è quello in cui facciamo chiarezza, chi sei, qual'è il tuo stile, come ti vuoi sentire. Tutte domande a cui solo tu puoi rispondere.

Solo quando avrai chiaro qual'è il tuo stile è il momento di aprire l'armadio e di fare spazio eliminando tutto ciò che non ti sta bene, che non ti piace che non ti fa sentire a tuo agio.
Tutti i vestiti eliminati non vanno buttati, alcuni che erano in forse, ho deciso di tenerli ma in un armadio separato. Se nei prossimi mesi non andrò a cercarli, allora potrò venerli o donarli come il resto di quelli che ho eliminato.
 Ti stai chiedendo quanti pezzi servono per avere un Capsule Wardrobe completo?
Non esiste un numero esatto, perché ognuna di noi ha esigenze diverse. On line si trovano moltissimi articoli sull'argomento ma il mio consiglio è quello di non pensare ai numeri ma adattare quei consigli alle proprie esigenze.
Possiamo ripetere questa formula per ogni stagione cambiando la tavalozza dei colori, seguendo questi piccoli accorgimenti potrai sempre avere il look che vuoi e un armadio ordianto. 

Un guardaroba ben organizzato è un sistema che ti permette di apprezzare meglio ciò che hai, ti fa risparmaire tempo ed è l'arma finale per il "non ho niente da mettere".

Ho ancora un armadio bello pieno ma più organizzato e tutti gli indumenti che sono rimasti sono quelli giusti. Ho usato delle scatole di plastica per riporre felpe e pantaloni per la palestra o vestiti che non fanno parte del mio stile. Devo decidere quali vendere e quali donare.
Ho usato il metodo di Marie Kondo per ripiegare i Jeans e le T-shirt, ho guadagnato molto spazio e ho tutto a vista, non male.

Iscriviti alla NewsLetter e riceverai la mini guida. Troverai consigli pratici, materiale da scaricare, link utili per vendere i tuo vestiti che avrai scartato e link di artigiane per acquistare capi fatti a mano. Che aspetti? Si voglio la mini guida!

A presto,
Nicoletta

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venerdì 14 febbraio 2020

Come salvare il mondo con i pad lavabili

Come salvare il mondo con i pad lavabili

venerdì 14 febbraio 2020


Amica ben trovata, mi riduco sempre all'ultimo a scrivere perché dedico la maggior parte del mio tempo a cucire, progettare, provare. Scrivere non è mai stato il mio super potere ma neanche un potere normale. Quasi sempre non mi piace quello che scrivo, mi blocco spesso, e quando rileggo mi sembra di aver scritto un sacco di banalità.

Nonostante questo sei qui a leggere i miei sproloqui e chi sono io per negarteli?

Iniziamo col dire che questo Gennaio sembrava non finire mai e oggi invece siamo già al secondo mese dell'anno. Trovo affascinante e dispettosa questa percezione del tempo che varia ogni volta.

Un nuovo anno, nuove opportunità per cambiare il sistema!

Questo è il motto della Fashion Revolution che nella NewsLetter di Gennaio parlava di quanto possano influire i materiali di un prodotto a livello di impatto ambientale.
La sensazione è sempre la stessa, nel nostro piccolo pensiamo sempre di non riuscire a cambiare il mondo ma è qui che sbagliamo. Lo avevo scritto anche nelle NewsLetter passate ma ripeterlo mi aiuta a crederci. I cambiamenti partono dalle piccole cose, io da sola non potrò fare molto ma insieme è tutto un'altra storia, non credi?

Ti parlo di materiali perché come sai, ho smesso da un po di acquistare stoffe made in China, non perché sono Cinesi, semplicemente perché non so come sono stampate e voglio usare stoffe eco sostenibili il più possibile.

Da un po mi appoggio a The Color Soup per le mie stoffe, tessuti di alta qualità e possibilità di stampare i miei pattern nel rispetto dell'ambiente, in Italia con un risultato ottimo. Che altro posso volere?
Io da sola non salverò il mondo ma ci voglio provare e tu?
Anche se non sei un'artigiana o non usi stoffe, puoi provare ad acquistare prodotti con un occhio più consapevole e attento.
Ci sono migliaia di artigiane e negozi on line che usano materiali sostenibili e credo che vadano apprezzati e sostenuti perché non è una scelta così semplice. Un motivo su tutti, i costi.

Siamo tutti convinti che i prodotti eco sostenibili siano costosi mentre non ci rendiamo conto che aveva un prezzo troppo basso quello che abbiamo acquistato fino ad oggi.
E' scomodo chiedersi come mai alcuni negozi possono vendere T-shirt a €5,00 ma credo che siamo arrivati ad un punto in cui l'ignoranza non è più ammissibile.

Informarsi è vitale per usare il nostro potere di scelta.




E come posso amalgamare la mia passione per il cucito con la mia voglia di cambiare il mondo?
Creando prodotti sostenibili si ma che possano aiutarti anche a ridurre gli sprechi. Ecco come sono nati i Pad struccanti lavabili.

Prova a pensare a quanti dischetti struccanti consumiamo ogni giorno, utilizzando i Pad lavabili non ci saranno più sprechi, sono morbidi, vanno tranquillamente in lavatrice e li puoi personalizzare con la tua stoffa preferita.
Ne tengo sempre uno nella doccia, uno lo uso per non sporcarmi il viso quando mi trucco e due li uso la sera per struccarmi con l'olio di cocco.



Eh si, non potevo usare i pad lavabili con i soliti prodotti, su consiglio di un'amica su IG ho scoperto l'olio di cocco. Semplicemente fantastico, è delicato, profuma di cocco e lascia la pelle morbida ma non grassa. E' un prodotto Bio e Vegan, costa circa €10 ma un barattolo da 200ml dura tantissimo perché ne basta veramente poco.
L'hò provato anche con il trucco indelebile, tipo i rossetti che stanno su tutto il giorno, anche quello dopo, e il mascara waterproof. Olio di cocco promosso!
Struccarmi la sera è diventato un rituale piacevole e profumato, ora dimmi, qual'è la tua Beauty Rutine? Che ne pensi dei Pad lavabili?

Ho creato delle confezioni da 4 Pad, in spugna nera e in microfibra colorata per le pelli più sensibili. Puoi vederli meglio qui.

Non ho smesso di cucire borse, ma in questo momento voglio dedicarmi a questo nuovo prgetto che avevo in mente da mesi. Questa è solo la prima parte, sono emozionata e parecchio soddisfatta, ho regalato qualche Pad alle mie amiche e ne sono rimaste super soddisfatte, ora fammi sapere la tua!


 Nicoletta
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giovedì 9 gennaio 2020

A volte i sogni si avverano, devi crederci di più forte che puoi

A volte i sogni si avverano, devi crederci di più forte che puoi

giovedì 9 gennaio 2020



Ho imparato ad usare la macchina da cucire che ero solo una bambina. Mi madre, dopo il lavoro, spesso realizzava vestiti per lei e per me. Ricordo che ogni tanto l'accompagnavo al negozio delle stoffe, potevamo restare li per ore a scegliere i tessuti giusti.

Mi racconta spesso di quanto fosse felice che ero nata femmina, perché adorava cucire vestiti da farmi indossare. Peccato che io non ero della stessa opinione, quando mi metteva vestiti e gonnelline rosa, io che non sapevo ancora camminare, cercavo di togliermeli finché non mi cambiava con dei pantaloncini e solo allora mi tranquillizzavo.

Ancora oggi sorrido ascoltando questa storia, sono cresciuta ma detesto sempre le gonne e i vestiti.

Sorrido pensando che grazie alla passione di mia mamma, ho imparato a creare da un semplice pezzo di stoffa qualcosa di unico e personale.
Abbiamo usato per anni la stessa macchina da cucire, una Singer degli anni settanta, ingiallita dal tempo ma che ancora funziona benissimo. Con il passare degli anni, mamma ha iniziato a cucire sempre meno e la vecchia Singer è passata a me.

Ora è ferma in un angolo come sostituta perché al suo posto, dopo una Necchi con cui non sono mai riuscita ad andare d'accordo, ho deciso di acquistare una macchina da cucire industriale. E così è arrivata la Juki.

L'avevo puntata da qualche anno, vista da altre artigiane e chiedendo consigli al mio maestro di cucito ho iniziato a fantasticare. E si, frequento un corso di cucito che sono ormai un paio di anni, perché saper cucire da autodidatta è un conto, saper cucire perché hai un sarto professionista che ti spiega le cose è un'altro mondo.

Ho scelto di investire nelle mie capacità e non potevo continuare ad usare una normale macchina da cucire. Dopo anni, mi sono sentita stanca di cucire borse e pochette, che adoro sempre tantissimo ma avevo bisogno di cambiare. Pensavo di non essere pronta, volevo finire il corso di cucito prima di iniziare ma erano tutte scuse perché avevo paura.

In passato avevo già cucito per me, giacche, vestiti, pantaloni ma cucire per qualcun altro è diverso e mi spaventava a morte. In oltre, con la Necchi il risultato era discreto e se volevo qualcosa in più, avrei dovuto fare dei sacrifici.
Avevo accantonato dei soldi per una cucina nuova ma una mattina di Settembre mi sono svegliata con la sensazione giusta e ho deciso che era il momento.

Cucire con la Juki è stato come accendere una luce, lo capisci subito che è ad un altro livello e questo mi ha dato sicurezza, non combatte fino alla fine la paura di sbagliare ma mi fa stare tranquilla.
Dopo quasi 6 mesi di utilizzo, continuo a chiedermi come facevo prima a cucire con la altre che tengo ancora come scorta o per altri punti che mi posso servire.
Credevo fosse una follia investire così tanto in una macchina che alla fine fa solo una cosa, fa solo una cucitura dritta ma la prima volta che mi sono seduta, ho infilato il filo, sistemato la stoffa e ho iniziato a cucire, da quel momento, non posso più farne a meno.

La mia Juki, il mio amore, mi fa sentire le farfalle nello stomaco e rafforza ogni giorno la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta. Ci sarà tempo per la nuova cucina, io intanto continuo a cucire.

Nicoletta
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giovedì 2 gennaio 2020

Obbiettivi, organizzazione e le patch W.O.T.Y. 2020

Obbiettivi, organizzazione e le patch W.O.T.Y. 2020

giovedì 2 gennaio 2020


Per tanti anni ho iniziato il mese di Gennaio facendo una lista di cose che avrei voluto fare. Avrei voluto, perché alla fine di quelle scritte ne realizzavo sempre la metà o ancora meno.
Sai, gli imprevisti, la vita di corsa erano le classiche scuse che mi ripetevo a Dicembre quando mi rendevo conto di non aver concluso granché.
Qualche anno fa, mi ero iscritta alla NewsLetter di Gioia Gottini, coltivatrice di successi. Parlava della parola dell'anno, di come trovarla e di usarla.
Così, da quell'anno, invece di fare la solita lista cerco la mia parola, quella che mi guiderà come un faro per i prossimi dodici mesi.

Dalla mia esperienza però, posso dire che la parola dell'anno non basta, serve focalizzazione e organizzazione.
Gli obbiettivi non si raggiungono perché li abbiamo scritti su una lista in modo carino e no, non è la parola dell'anno che li fa realizzare da soli, lei serve come ispirazione, a non farci perdere la concentrazione nel corso dei mesi.

Stabilisci gli obbiettivi e chiediti cosa dovrai fare per raggiungerli. Scrivi queste azioni in agenda o sul Bullet Journal e distribuiscile per i mesi dell'anno. Questo è avere un piano!



Io di natura mi distraggo facile, tendo a dimenticare i buoni propositi e ha perdere focus in fretta ma non volevo più arrivare a Dicembre e sentirmi scoraggiata per non aver spuntato in agenda gli obbiettivi di Gennaio. Qui interviene la parola dell'anno, che ormai nel web viene chiamata semplicemente WOTY (word of the year).

Nel web si trovano corsi gratuiti e a pagamento per la sua ricerca, c'è chi usa un metodo e chi va a sensazioni e chi si affida al caso.

Per la mia esperienza, la parola dell'anno a molto a che fare con due domande:

Come voglio sentirmi in questo anno?
Cosa mi serve per farlo accadere?




 La Patch W.O.T.Y. 2020 è ricamata a mano, la puoi usare come una spilla, una toppa o la puoi appendere in modo da averla sempre sotto gli occhi.
I tempi di realizzazione variano a seconda della parola e delle varie modifiche che richiedete.

Non hai ancora capito il perché ti serva una parola come guida per il tuo anno?
Ricorda che non devi averla per forza ma se la cosa ti incuriosisce, leggi il post di Ilaria Ruggeri.
Se vuoi richiedere la tua WOTY 2020 clicca qui.

Nicoletta
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martedì 5 novembre 2019

Il potere delle nicchie - Not So Happy To Be Sad* Shandon

Il potere delle nicchie - Not So Happy To Be Sad* Shandon

martedì 5 novembre 2019

Amiche ben trovate, grosse novità oggi ho da raccontarvi!!
Chi mi segue già da un po, avrà visto questa NewsLetter cambiare forma molto spesso, perché io sono così, finché non trovo quello che mi piace continuo a cercare a cambiare immagini, colori e argomenti.
"Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione" (James Russell Lowell)
Ed eccoci quindi all'ennesimo cambiamento, una NewsLetter che si trasforma e diventa una rubrica, ROCK and the SewingMachine.
Il titolo è un palese tributo ad una serie TV con cui sono cresciuta, Sex and the City ma qui non parleremo di sesso o almeno non sarà quello l'argomento principale come lo era per la bellissima Carrie Bradshaw. Ve la ricordate, vero??
ROCK and the SewingMachine sarà una rubrica dove parleremo di musica e HandMade! Cercherò di affrontare gli argomenti del mondo dell'artigianato attraverso Band e canzoni che mi hanno accompagnato negli anni. E' un esperimento che mi emoziona tantissimo ma quando mi è volata vicino questa idea ho sentito che era quella giusta per il momento che sto attraversando, la riscoperta di me stessa.
Perché non si smette mai di crescere, cambiare, migliorare, scoprire e riscoprire noi stessi.

Nel corso dei miei anni, sono state tantissime le Band che mi hanno accompagnato ma solo una è finita sulla mia pelle, gli Shandon.


Band punk, rock/hardcor attiva dal 1994, hanno cambiato formazione, si sono presi delle pause, hanno dato vita a progetti individuali e dopo più di 20 anni non hanno mai raggiunto la popolarità che ha oggi Fedez che sono si e no 10 anni che canta.
Nonostante questo, gli Shandon hanno continuato ad esistere, seguiti da una cerchia ristretta di fan, si sono sciolti (non immaginate la disperazione..) e si sono riuniti.

E' normale fare il possibile per avere successo, per fare il botto ma dobbiamo renderci conto che questa è una cosa che non succede spesso, non siamo tutti la Ferragni (per restare in tema) ma si può comunque essere soddisfatti dei propri risultati.

Gli Shandon non hanno mai mollato ma non è questo che li ha fatti andare avanti nel tempo, è credere in quello che si fa fino in fondo ma soprattutto avere qualcosa da dire.

Essere rimasti sempre una Band di nicchia ha permesso a noi fan e a loro di avere un rapporto speciale, di poter scambiare chiacchiere alla fine di un concerto e farsi una bevuta insieme.

Essere piccoli come Brand, ha questo vantaggio che io trovo fondamentale, il contatto con le persone, che siano clienti o sostenitori con like e commenti spesso si creano amicizie, rapporti che vanno oltre la vita on line.


Rendersi conto di quel che si ha non significa arrendersi, smettere di provare a fare meglio, solo avere la consapevolezza che anche rimanendo un Brand o una Band di nicchia, ristretta, ha i suoi lati positivi.
Apprezzando questi vantaggi, apprezzeremo di più i nostri risultati senza mai smettere di lavorare ma con meno frustrazione per non aver raggiunto il successo di Erika, Pretty in Mad o Carla, la ragazza dello Sputnik.

Si può continuare a lavorare avendo un obbiettivo alto come loro ma cercando di non perdere di vista la realtà e la soddisfazione dei piccoli successi.
Avere il tempo e la possibilità di rispondere ai messaggi e parlare con chi ci segue e ci sostiene è come un super potere che quando si diventa dei Big si perde un pò. Spesso si tende a sottovalutarlo quando invece dovremmo farne un'arma vincente, una possibilità che ci contraddistingue.
Lo si sente dire spesso, il bello di rivolgersi ad un artigiano è anche il contatto che puoi avere con la persona che realizza quello che compri.

Non sei d'accordo anche tu con questa affermazione?

Che ne pensi del messaggio che ho cercato di estrapolare dalla storia della Band? Conosci anche tu qualche Band o Brand con una storia simile? Mi piacerebbe conoscerli. Fammelo sapere nei commenti, ti aspetto.

*Not So Happy To Be Sad non è il loro primo CD ma è il primo che ho ascoltato e che mi ha fatto innamorare della voce di Olly. Le mie canzoni preferite sono Betray, Bad Smell, Sangue e Noir.

\m/
Nicoletta
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domenica 1 settembre 2019

Black Emotion, la nuova collezione dell'Autunno firmata MissWonderRain!

Black Emotion, la nuova collezione dell'Autunno firmata MissWonderRain!

domenica 1 settembre 2019

Ecco a voi la nuova collezione BLACK EMOTION!
Ne avevo parlato nell'ultimo post del Blog ma ho pesato di approfondire meglio in vista di alcuni cambiamenti importanti.
Questa collezione, nasce dalla mia esigenza di sentirmi me stessa anche nel cucito. Amo i colori ma il nero vince spesso, in precedenza però, avevo esattamente fatto il contrario. Usando stoffe molto colorate con fantasie bellissime che alla lunga però, non rispecchiavano quello che è il mio mondo.
Vi propongo uno stile diverso, più simile a quella che sono che ho deciso di chiamare BLACK EMOTION.
Una linea a cui ho pensato per tantissimo tempo, su cui ho riflettuto molto, visto che si scosta tantissimo da quello che cucivo fino a poco tempo fa. Un unico materiale, finta pelle.



Ho scelto di realizzare questa nuova linea tutta in finta pelle perché è un materiale che adoro e trovo perfetto per la stagione in cui ci stiamo avviando. E' morbida, leggermente martellata e resistente.
La Clutch è molto semplice, ha una dimensione sufficiente per il portafogli, il telefono, le chiavi e una mini pochette per il make up.
Una linea semplice caratterizzata da altra finta pelle tagliata in varie forme. Ho usato il rosso perché mi era avanzato da un lavoro precedente, la tonalità di colore è bellissima e accostando i due materiali li ho subito trovati perfetti.



Ho scelto il tuono per esprimere il mio amore per la musica e per il grande David Bowie.
Labbra rosse e denti appuntiti per la mia passione per i vampiri, da Dracula a Buffy TVS.
Due versioni per la Luna da cui mi sento sempre attratta in modo mistico.
Due versioni con un fiocco sul davanti, tulle con teschi e cotone a fantasia bianco e giallo.
Gli inserti in finta pelle sono tutti disegnati e tagliati a mano da me, anche i polsini che trovo utilissimi, sono cuciti a mano. Hanno un moschettone che puoi usare in diversi modi.
Per le Clutch con il fiocco, il polsino non è in finta pelle ma è dello stesso materiale del fiocco.


Dopo questa super novità, eccone un'altra, lo Shop si è trasferito su MissHobby!
Per inaugurare tutte queste novità, con ogni acquisto troverete nel pacchetto una piccola sorpresa, un ciondolino che vi mostrerò presto.
Intanto vi aspetto sullo Shop così potete trovare tutta la collezione BLACK EMOTION!

\m/
Nicoletta
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domenica 2 giugno 2019

I pro e i contro di essere diversi in una società che ci vuole più simili

I pro e i contro di essere diversi in una società che ci vuole più simili

domenica 2 giugno 2019

Facevo le medie e già mi ero guadagnata il soprannome di Morticia Addams. Sono sempre stata pallida di natura, i capelli scuri e ho sempre voluto vestirmi di nero.
Sono cresciuta sentendomi diversa, perché lo ero ma non era facile accettarlo.  
Indossavo sempre i pantaloni e sempre venivo crticata perché da brava femminuccia dovevo mettere le gonne.
Compravo magliette nere e venivo giudicata diversa perché le femmine, a quell'età devono vestire colorate.
Non sempre queste caratteristiche mi hanno fatto sentire speciale o particolare, ancora oggi, spesso mi sento diversa e fatico ad accettare questa mia natura visto che cresciamo con l'idea che le femmine devo essere in un certo modo e con il bisogno di sentirci inclusi in una società anche se ci sentiamo fuori posto.

Nonostante i miei 40 anni, ci sono ancora quei giorni in cui ho bisogno di sentirmi accettata, per fortuna sono più i giorni in cui riesco a fregatene e mi sento orgogliosa di essere me stessa anche se vuol dire essere considerata diversa.
Soprattutto per questo ho smesso di usare stoffe colorate o fiorellose, perché anche nel mio piccolo Business voglio sentirmi come sono.
Avevo iniziato Gennaio con un planning che era ancora troppo allineato all' Handmade delle Good Vibes, così dopo qualche mese ho perso la motivazione e l'entusiasmo.
Vivere della mia passione per il cucito e diventare un punto di riferimento per il Black Handmade è l'obbiettivo ma voglio farlo rimanendo me stessa.
Ecco perché ho abbandonato i vecchi progetti e mi sono messa a lavorare su quello che veramente voglio fare!

Per arrivare a questo punto ci sono voluti anni, forse per paura o perché non ero ancora pronta.
Oggi non mi sento ancora pronta ma mi sento me stessa a mostrarvi queste meraviglie!

Ho pensato, disegnato e creato questa nuova linea di pochette che rispecchiano esattamente ciò che sono e che voglio essere.
Ho usato tutta ecopelle, nera martellata, rossa e bianca. Anche i polsini sono artigianali, con un moschettone che puoi sganciare e usare come vuoi.
Ho usato i miei scampoli avanzati per le fodere, ecco perché alcune sono diverse. La chiusura lampo non è come quella degli astucci ma più spessa e resistente.
I disegni sulla parte davanti sono tutti fatti e tagliati a mano.


Mi sono resa conto che on line non trovavo Brand Handmade Italiani con uno stile Dark o total Black e così mi sono detta, perché non posso essere io?
Ho scelto di avere un armadio sostenibile, e ogni volta che posso sostituisco un pezzo con qualcosa di fatto a mano da me.
Vorrei sostenere l'Handmade acquistando anche da altre artigiane e preferirei fossero italiane invece che Americane. Uno perché le spese di spedizione dall'America sono più alte e c'è da considerare la dogana, due perché qui in Italia, l'Handmade ha ancora bisogno di essere supportato, capito e apprezzato.

Se conosci piccoli brand italiani che fanno vestiti su questo stile ti prego di segnalarmeli. Grazie.

\m/
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martedì 2 aprile 2019

Fashon Revolution 2019: cos'è cambiato in un anno di consapevolezza

Fashon Revolution 2019: cos'è cambiato in un anno di consapevolezza

martedì 2 aprile 2019


"Il 24 Aprile 2013, 1133 persone sono morte e molte altre sono state ferite quando il complesso produttivo di Rana Plaza, a Dhaka, in Bangldesh, è crollato.
Fashion Revolution dice: basta!
Crediamo in un’industria della moda che rispetti le persone, l’ambiente, la creatività e il profitto in eguale misura. Insieme, useremo il potere dell’industria della moda per catalizzare il cambiamento e ridare dignità alla catena di produzione."
Fashion Revolution // Pagina FaceBook

Aprile è il mese della Fashion Revolution!
Se ancora non sai di cosa parlo, puoi leggere qui e qui.

E' passato del tempo da quando sono diventata consapevole del Fast Fashion e di questo problema che si continua a sottovalutare. Nascono nuovi Brand sostenibile e molte persone sono sempre più attente ai loro acquisti e credo che questo sia un successo.
Ho amiche che ancora non capiscono i prezzi del fatto a mano, che per quanto si sforzano li trovano esagerati. E' difficile uscire dal mondo in cui è normale pagare una T-Shirt €5 o una borsa €9,90 è dura anche per me.

Per quanto sia coinvolta o consapevole, ogni tanto mi capita di acquistare qualcosa perché costa poco, senza chiedermi se ne avessi veramente bisogno e a chi sto dando i miei soldi.
Dopo tutto per anni ho contribuito al Fast Fashion e uscirne è difficile ma non impossibile, si migliora un po per volta.

Anche per me i prezzi del fatto a mano sono alti per le mie tasche, a volte anche inaccessibili pur sapendo che quello è un prezzo adeguato.
Il trucco sta nel cambiare punto di vista.
E' il prezzo della T-Shirt a €5 ad essere sbagliato, e invece di pensare alla quantità, voglio concentrarmi sulla qualità.

Non posso permettermi di acquistare i maglioni fighissimi di Gaia Segattini, (prodotti con scarti di tessuti e con i fiori cuciti a mano uno per uno) come quando entri da Terranova e anche se non ti serve nulla esci con le buste piene.. per dire.. ma posso pensare di regalarmelo per il mio compleanno, o per Natale. Trovo che in questo modo si dia più importanza alle cose oltre che ai nostri soldi.
Acquisterò da lei perché condivido il suo progetto, le sue idee e voglio contribuire alla sua visione del mondo che corrisponde alla mia.

Quando compri una borsa a €9,90 a cosa contribuisci? Quali sono gli ideali che sostieni con il tuo Shopping?

Domande che non mi ero mai posta, mi bastava spendere poco e avere sempre qualcosa di nuovo. Perché è la normalità in cui viviamo ma questo non significa che sia l'unica strada.

Tu a che punto sei? Ti eri mai fatta queste domande? Mi interessa conoscere anche un'opinione differente, perché il confronto è sempre costruttivo.
Io ho deciso di cambiare facendo Shopping consapevole e scegliendo stoffe e materiali diversi. Qui puoi leggere un post dove ti spiego meglio.

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